Urologia

UROLOGIA

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L’importanza della prevenzione nel cancro della prostata

Giovanni Maturo

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La prostata è una ghiandola presente nel sesso maschile dalla forma simile ad una castagna che si trova sotto la vescica e circonda l’uretra, il canale che porta all’esterno urine e liquido seminale.
Il compito principale della prostata è quello di fornire alcune sostanze importanti per arricchire il liquido seminale.
Quasi tutte le neoplasie prostatiche originano dalle cellule ghiandolari e sono definite adenocarcinomi.
Il cancro della prostata è una delle patologie più frequenti nel sesso maschile, raro al di sotto dei 40 anni, diventa più comune con l’avanzare dell’età.

Fattori che rivestono un ruolo importante nell’insorgenza di questa patologia sono: l’età, la familiarità (il rischio di ammalarsi è superiore per chi ha un parente consanguineo affetto), il gruppo etnico, la dieta di tipo occidentale e lo stile di vita.
Una dieta ricca di grassi, l’obesità e la scarsa attività fisica sono quindi alcune delle caratteristiche associate allo sviluppo di un tumore della prostata.
L’alimentazione tipica dei paesi occidentali, in particolare, sembra giocare un ruolo molto importante nella patogenesi del cancro prostatico, come dimostra la distribuzione geografica dei tassi d’incidenza: molto elevata nei paesi industrializzati tra i quali l’Italia.
La dieta di tipo occidentale è infatti ad elevato contenuto di grassi e proteine animali (soprattutto carni rosse), fattore questo che aumenta notevolmente il rischio di carcinoma prostatico; mentre la dieta orientale, ricca di verdure, fitoestrogeni e sostanze antiossidanti sembra avere un effetto protettivo sull’insorgenza della malattia (1). È interessante notare come popolazioni asiatiche emigrate in alcuni paesi occidentali, dopo averne acquisito le abitudini alimentari e lo stile di vita, tendano ad aumentare notevolmente in una sola generazione l’incidenza di questa malattia, fino a pareggiare quella del luogo dove si siano stabiliti (2).
È in questo contesto che si inserisce l’importanza della prevenzione che può essere, nel senso oncologico del termine, sia di tipo primario (eliminare i fattori di rischio prima che provochino la comparsa della malattia), che secondario (individuare tramite screening accurati la malattia in fase pre-clinica al fine di limitarne le conseguenze).
Una corretta prevenzione primaria, quindi, richiede alcune importanti regole comportamentali che possono essere incluse nello stile di vita quotidiano: aumentare il consumo di frutta e verdura, alimenti integrali e ridurre quello di carne rossa, latticini e cibi ricchi di grassi, mantenere il proprio peso nella norma e svolgere attività fisica quotidiana.

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La prevenzione secondaria invece si pone l’obiettivo di individuare la neoplasia in una fase che sia il più precoce possibile: a tal fine lo screening del cancro della prostata consiste nel sottoporsi ogni anno ad una visita urologica preventiva, anche in assenza di problemi particolari. Il carcinoma della prostata infatti in fase precoce raramente presenta una sintomatologia, proliferando in maniera del tutto asintomatica tanto da rendere la sua diagnosi il più delle volte incidentale.
Non è dunque vero che chi non ha disturbi urinari non corre alcun rischio di essere affetto da un tumore della prostata.
Se nelle sue fasi iniziali questa malattia può non dare alcun sintomo, nel suo stadio avanzato sviluppa una sintomatologia: segni metastatici (spesso dolori ossei), difficoltà o bisogno di urinare spesso, dolore alla minzione, sangue nelle urine o nello sperma, sensazione di incompleto svuotamento vescicale. Purtroppo quando si arriva a questo stadio, la gamma di scelte terapeutiche efficaci è ormai molto ridotta.
Risulta quindi evidente l’importanza della prevenzione mirata ad una diagnosi sempre più precoce della neoplasia allo stadio in cui la stessa sia ancora curabile e potenzialmente operabile.
Per tale motivo è consigliabile effettuare dopo i 40 anni, una volta l’anno, una visita urologica che comporti la valutazione prostatica tramite l’esplorazione rettale per identificare la presenza di eventuali noduli neoplastici
e un prelievo di sangue per la valutazione del PSA -Antigene Prostatico Specifico (3). Questo marker ha notevolmente migliorato le possibilità diagnostiche di carcinoma prostatico in fase iniziale: il numero di diagnosi precoci di neoplasia della prostata è infatti aumentato progressivamente da quando, negli anni novanta del 20o secolo, l’esame per la misurazione del PSA è entrato nello screening di routine delle malattie prostatiche.
La valutazione del solo PSA, tuttavia, non permette di arrivare ad una diagnosi certa: questo perchè è un marker organo-specifico e non cancro-specifico, i suoi livelli ematici infatti possono aumentare anche per ragioni diverse dal tumore, come l’ipertrofia benigna o le prostatiti che possono causare un aumento del PSA così come la neoplasia.
Qualora i valori del PSA o l’esplorazione rettale lo suggeriscano, l’urologo prescriverà ulteriori accertamenti, i più frequenti dei quali sono di seguito riportati.

  • Ecografia prostatica transrettale: questo esame, molto utilizzato, è utile per acquisire una serie di informazioni quali forma, volume prostatico, dimensioni e aree sospette della prostata.
  • Test PCA3: si esegue un massaggio prostatico seguito da un immediato prelievo di un campione di urine. Questo test è estremamente efficace, infatti al contrario del PSA, non è influenzabile dall’ipertrofia benigna o da patologie infiammatorie della prostata.

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L’esame fornisce utili elementi per stabilire se sia necessario eseguire una biopsia prostatica o sia invece preferibile monitorare la situazione nel tempo (4).

  • Biopsia prostatica: questo è l’unico accertamento in grado di identificare con certezza la presenza di cellule tumorali nella prostata, consiste nel prelievo di campioni di tessuto allo scopo di ottenere un preparato istologico da esaminare che consenta di arrivare a una diagnosi certa. Attualmente la biopsia costituisce il “gold-standard” per la diagnosi di neoplasia prostatica, viene eseguita sotto guida ecografica per poter identificare la ghiandola e guidare l’ago con precisione nelle zone da sottoporre a prelievo.

In conclusione il tumore della prostata ha un’elevatissima probabilità di guarigione solo se scoperto precocemente; riuscire quindi a diagnosticare tempestivamente questa neoplasia consente di fornire al paziente un trattamento mini-invasivo che garantisca la cura della malattia riducendo contemporaneamente al minimo gli effetti collaterali.