Rischio diabete: dieta e sport lo prevengono

http://care.diabetesjournals.org/content/41/7/1526.long

I ricercatori della Emory University, ad Atlanta, in Georgia negli Stati Uniti, in collaborazione con i ricercatori della Comm Unity Care Health Centers, ad Austin, in Texas, hanno esaminato in uno accurato studio di ‘meta-analysis’ (svolto consultando: PubMed, Embase, Cochrane Library e ClinicalTrials.gov) i dati di 17.272 partecipanti (n = 17,272, età media 49.7 anni, 28.8% maschi, 60.8% bianchi/Europei) provenienti da 63 studi precedenti pubblicati tra gli anni 1990 e l’aprile del 2015.

Hanno così verificato che coloro che avevano eseguito un intervento di modificazione dello stile di vita, in particolare dieta e attività fisica, avevano un rischio inferiore al 29% di sviluppare diabete rispetto a quelli che non lo avevano fatto. Inoltre, erano dimagriti in media di 1,5 kg di peso.

In questo importante studio di ‘meta-analysis’ i ricercatori hanno anche esaminato il ruolo svolto dalla perdita di peso nel ridurre il rischio di diabete, scoprendo che a ogni chilo perso era associato il 43% di probabilità in meno di sviluppare il diabete.

Ciò suggerisce che anche una piccola perdita di peso dell’1% rispetto al peso iniziale può avere un impatto sulla riduzione del rischio.

Alimentazione e attività fisica

sono un binomio perfetto per prevenire o ritardare, in chi è predisposto, il rischio di diabete, malattia che colpisce circa 5 milioni di persone in Italia (tra casi diagnosticati e non).

Dunque, questo vasto studio, pubblicato su la Rivista internazionale Diabetes Care, ci conferma quello che i medici cercano da tempo di comunicare ai pazienti.

“Studi come questo sono affidabili per l’ampia casistica esaminata”, commenta il prof. Francesco Purrello, presidente della Società Italiana di Diabetologia (SID). Tuttavia, prosegue, “ci indicano anche che dovremmo maggiormente impegnarci nella promozione dell’attività fisica, come strumento di prevenzione e di terapia del diabete.

Oggi, infatti, un medico può prescrivere farmaci o anche una dieta, e con buona probabilità il paziente ne seguirà i consigli.

Ma può solo consigliare l’attività fisica, perché non ci sono strutture che la offrono in convenzione.

La conseguenza, come riscontriamo nella pratica clinica, è che fa attività fisica solo chi può permetterselo economicamente”.

Di qui, conclude, “l’appello della nostra società scientifica al ministro della Salute, Giulia Grillo: ragioniamo insieme su come affrontare questo problema”.

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