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La salute nei Paesi industrializzati: sempre meno infarti
Hardoon S.L., Morris R.W., Whincup P.H., Shipley M.J., Britton A.R., Masset G., Stringhini S., Sabia S., Kivimaki M., Singh-Manoux A., Brunner E.J. Rising adiposity curbing decline in the incidence of myocardial infarction: 20-year follow-up of British men and women in the Whitehall II cohort. Eur Heart J. 2011 Jun 8. http://eurheartj.oxfordjournals.org/content/early/2011/06/04/eurheartj.ehr142.full.pdf+html
Medici e epidemiologi britannici, diretti dalla Professoressa Sarah Hardoon dell’University College of London, UK, hanno indagato sull’entità della riduzione degli infarti nei Paesi più sviluppati e sui possibili motivi (European Heart Journal, online). “L’evidente calo di infarti in due decenni mostra quanto si possa ottenere se si combattono i fattori di rischio e cambiando il proprio stile di vita”, sostiene la professoressa Sarah Hardoon. I ricercatori hanno osservato la situazione di 10.308 impiegati di Londra nello studio chiamato: Whitehall. All’inizio i partecipanti avevano un’età compresa tra i 35 e i 55 anni. La valutazione periodica dei dati ha consentito di stabilire che in vent’anni (1985-2004) la quota di infarti è scesa del 74%, e in misura simile per uomini e donne. Le indagini condotte in altre nazioni industrializzate giungono a risultati analoghi.
Nello studio in questione, i ricercatori segnalano che oltre la metà del calo è riconducibile a mutamenti intervenuti in cinque fattori di rischio. In confronto al 1985, vent’anni dopo gli impiegati fumavano meno, la pressione sanguigna era più bassa, il “colesterolo buono”, le lipoproteine ad alta densità (HDL), era più alto e il colesterolo “cattivo”, le lipoproteine a bassa densità (LDL), era più basso. Inoltre, queste persone mangiavano più frutta e verdura; l’effetto era palese, anche se ancora non rilevabile statisticamente. La tendenza a meno infarti sarebbe stata ancora maggiore, se nel frattempo non fosse aumentata la percentuale dei sovrappeso, dicono i ricercatori.
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