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Awareness under general anesthesia
IBischoff P and Rundshagen I Dtsch Arztebl Int 2011; 108(1–2): 1–7.
Non accade spesso, per fortuna, ma non è esperienza augurabile. Si tratta del presentarsi di una forma di “consapevolezza” (awareness) sotto anestesia generale. Il fenomeno, variamente caratterizzato, viene ricordato dai pazienti come esperienza angosciosa associata a un trauma psicologico complesso.
Chi ne è coinvolto ricorda un’ esperienza tattile o auditiva con sensazione di impotenza, incapacità di movimento, panico e marcata paura di morte. Lo stato di “coscienza” sotto anestesia per alcuni non lascia sequele mentre per altre persone si associa a un quadro di stress post-traumatico, con insonnia, incubi, irritabilità, depressione e potenziale rischio di suicidio. Quando ci si avvicina ad un intervento chirurgico ciascuno di noi ha giustificato timore, indipendentemente dalla professionalità del chirurgo e dell’anestesista, e ben si comprende come l’atto operatorio implichi una serie di eventi complessi e a rischio, non solo per la tecnica chirurgico-anestesiologica ma anche per le implicazioni mentali e psicologiche.
I progressi dell’anestesiologia e della farmacologia correlati a questo atto medico hanno consentito interventi di lunga durata e un’ottima ripresa nel periodo post-operatorio, tuttavia la possibilità di un “risveglio consapevole” durante l’anestesia generale è un fenomeno ben conosciuto nella letteratura scientifica e sono segnalati diversi casi. Gli autori espongono nell’articolo una revisione interessante del problema; segnalano che l’evento si verifica in 1-2 casi per 1000 anestesie, e attraverso l’analisi comparativa mettono in luce alcuni punti di notevole interesse pratico. Calcolando il verificarsi dell’evento attorno allo 0,1-0,2% rispetto agli atti operatori (in soggetti privi di rischio noto) si tratta di una circostanza del tutto occasionale (occasionally occurring critical event). Tuttavia in età pediatrica il fenomeno è anche 10 volte più alto. La causa sembra correlare con un’inadeguata profondità dell’anestesia e incompleto stato di incoscienza.
Nella review viene messo in luce come lo stato di coscienza possa associarsi a fattori propri del paziente, ad aspetti prettamente chirurgici, o al tipo di anestesia. Nella sintesi conclusiva viene messa in evidenza la necessità di preparare adeguatamente lo staff medico e, in particolare, di avere presente tre elementi critici: usare benzodiazepine nel pre-operatorio, evitare nei limiti del possibile miorilassanti e proteggere il paziente da eccessivo rumore ambientale. Qualora, anche in presenza di tutti gli accorgimenti messi in atto, il fenomeno dovesse verificarsi, è necessario essere pronti per un intervento professionale di supporto immediato, interdisciplinare, soprattutto per ridurre o eliminare le sequele nel corso del tempo. è necessario considerare quanto riportato proprio nelle conclusioni dell’articolo: “With early expert treatment, the prognosis for awareness-associated disorders is good; persistent symptoms, by contrast, will tend to become chronic”. Di particolare interesse, fra i temi trattati, la necessità di un uso appropriato del linguaggio nella sala operatoria e l’evitare rumori o alterazioni acustiche che potrebbero avere un ruolo non secondario nella genesi del fenomeno “awareness”.
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